Giovanni Vanni

Medico per professione, Scrittore per passione

Le Poesie

 

 
Come già detto il dott. Giovanni Vanni, dopo tanti anni di carriera dedicati allo studio ed allo sviluppo della scienza ortodontica, dedicando anche numerose pubblicazioni e monografie a tal riguardo, contribuendo, insieme ai grandi luminari mondiali della materia, a migliorare le cure per le malformazioni dell'apparato stomatognatico, si dedica attualmente ad una delle sue grandi passioni, la letteratura, componendo racconti e poesie per la quale, anche se la sua carriera di scrittore puo' dirsi cominciata solo da pochi anni, la critica specialistica, gli ha conferito gi?numerosi riconoscimenti, come si può osservare nella sezione di questo sito dedicati appunto ai riconoscimenti.

Nel Marzo 2012, pubblica una collezione di poesie raccolte ne "L'armonia del Silenzio" edito da Leonida Edizioni.

Una vasta rassegna di poesie ?contenuta all'interno della sezione Blog di Giovanni Vanni.

Di seguito potrete leggere alcune delle sue poesie premiate dalla critica letteraria nazionale:e tratte dalle pubbicazioni:

"L'armonia del silenzio" ed Leonida - 2012

"E ricomincio a correre" ed FlorenceArt - 2014

"Migrazioni" ed FlorenceArt - 2016

***

Stralci del passato, memorie. Ognuno di noi conserva qualcosa che poi rispolvera dopo averlo scovato nel fondo del cassetto. Dal rivissuto si staccano dubbi e rimpianti che vanno a inserirsi nel profondo, cespugli che s'interpongono alla ragione abbarbicandosi ai suoi meandri, fino a disorientarne i collegamenti e offuscarne i contenuti. Il raziocinio viene così turbato, come il nostro modo di essere. In questo caos, stranamente, restano indenni i sentimenti legati elle passate esperienze. Per me, in un connubio tra fantasia e realtà la poesia il treno dei sogni, il confessionale dei sentimenti, il mezzo che mi consente di riflettere sui miei tanti perché mentre volo e faccio rinverdire dall'alto la prateria delle cose spente. Sono immagini spesso incoerenti, forse sconclusionate, che rappresentano però l'andare della nostra vita e ci restituiscono la realtà di un quotidiano fatto di propositi e speranze affidati ai sogni, il piùdelle volte, inutili.


Carretto Siciliano
Carretto sgangherato
umile avanzo di stenti
fatica nelle sponde
grovigli di sudore
nei disegni del sole

stai scolorito
abbandonato
nel selciato roso
da miliardi di zoccoli
e chiodi e ruote

appoggiato nell'angolo
rughe tarli e polvere

una vita scordata
strada senza ritorno.
Da te silenzioso
come effluvi
escono rumori:
ritmo di zoccoli
violini di ruote Modifica
canti rotondi
dell'uomo a cassetta
che maltratta il cavallo.

Col tuo sangue di legno
scrivi la storia
di un'isola triste..
 
Il buio
L'architetto della notte
scese nella stanza
e accarezzò la tunica
del giorno sconosciuto
 
Ritorno al paese
Torno stasera
nello spazio presente
a rivedere
cose dimenticate.

Crepuscolo
di un giorno triste

sotto muri di cielo
la valle canta
rivoli di letizia
e fiumi di malinconia.
 
Il massacro
Il grigio orologio della torre rosa
rifletteva la luna.
Un'ombra triste veniva a fiotti
a consumare il colore della notte.
Il vento portava stendardi e vicende
ad occhi di pietra e delirio.

L'uccello nero si posò sul portale
e furono fermi gli orologi.
Vino e latte acido schizzarono
la loro paura,
da giare rotte l'olio invase le strade,
il panico portò vomito nella piazza
e nei cuori urla di tamburo.
Ossessione di vita nelle menti attonite.

I fucili suonarono litanie di morte
e facce spente attraversarono
la galleria del silenzio
in un rigurgito nitrico dell'aria
dai tetti impotenti si levò un canto triste
Un silenzio complice verniciato a lutto
invase le strade.

Ora,volti chiusi,voci scucite sfollano il paese
e vanno verso la terra.
Dai davanzali vuoti
pupille senza luce osservano la scena.
Cumuli di vergogna nascondono la faccia
sotto tuniche di sacco e cenere.

L'epoca è finita, c'è del nuovo nell'aria.
L'uomo spacca lo specchio

e si trastulla.
 
Sentieri perversi
Giorni e più giorni
ho percorso sentieri perversi
cercando la casa del sole
ho percorso sentieri perversi
m'ha portato un miraggio
la mania d'arrivare
un bugiardo miraggio
e l'invito del vento
seguendo la strada del fiume
cercando cercando
qualcosa del passato
e farla più mia
ho percorso sentieri perversi
fino all'azzurro di un lago
dove dormono i sogni al cullare dell'onda
dove sta l'orizzonte e un ombrello di nuvole
dove stanni i rimpianti conservati dal sale
dove un bieco demonio m'ha strappato le piume
e nascosto il ritorno nel mezzo del giorno
ho percorso sentieri perversi
senza mai scoprire l'inganno
della luce del buio del mare
Ascolto dei messaggi
il silenzio e patisco il passato sbigottendo il presente
ma qui resto aspettando domani
sibillino domani
un bugiardo domani
 
Passaggio
Sera d'autunno
si poiegano le foglie
e la farfalla va
verso la notte
 
Dove l'acqua
L'acqua consuma il sasso
ma non ferma la sabbia
che controlla il tempo

Non guarda indietro il fiume
che accompagna l'andare
della foglia accartocciata
va con l'andare la morte
che mette fine al piangere

Anche la morte è un dono
 
Cose amare stasera
Tramonto strano stasera
distante
senza suoni nè voli
spicchi d'oro sbiadito vengono
come ombre tristi
a sorvolare sopra mare di ghiaccio
sconforto di nuvole
Un vento di caligine
spolvera il mio crepuscolo
la pioggia s'addensa sul colle
e riempie di sale il mio cielo
Con voce fioca l'usignolo canta
malinconia che uccide

Gelo di stelle stasera
che fredda l'esplosione di attese
più tenui e lontane
Ignorato da occhi opachi
lo schianto del cuore
C'è nell'aria qualcosa di perso
sbiadito nell'ombra
di un castello che parte
La foglia si arrende
al dominio del vento
non fiorisce il ciliegio
dalla terra solo petali spenti
sull'erba stanca
per una sola andata

Piange ilmio cuore bambino
che vive ricordi sereni
in questa improbabile notte
Inghiotte cupo il confine
la luce di uin giorno che muore
Va a mostrare velata laluna
sconforto di nuvole

anche il mare è triste
 
Sequestro
Sequestrato dai colori
del giorno che sfolla
resto con l'ultima ora
solitaria
poi

la notte
 
Il cammino
Per le strade affollate di sassi
il cammino nell'arduo pendio
si verifica nei romanzi del sonno
Un piccone che preme la spalla
la bisaccia degli intenti a tracolla
lo sguardo che indaga la pietra
il bisogno che frusta l'andare
il pensiero di ciò che è passato
come un chiodo feroce
che preme in una scarpa stanca
e dopo il troppo vagare
vede lontano il punto

Costante la clessidra
numera il tuo andare
e cerca rifugio nei sogni
e l'aiuto dal buio
 
 Nassiriya
Un martello d'argento batte sul pendolo
l'ora del destino
Rumore di perole chiuseraggiunge il cielo
tra crepitio di cristalli e sale
che accompagna la fuga del giorno

Occhi spenti guardano la terra
a cercare pietosi sepolcri
Ipotesi di anime brulicano nei teschi
dove nell'aria nitrica
vapori di sangue e facce senza volto
vengono a lambire le ferite del mondo
Non ci sono più bandiere
né luci sugli altari
né occhi che guardano il sole
Il silenzio è un'avventura
che attraversa le distese bianche
e vaga nell'etere
dove si perdono i ricordi
dove tacciono le musiche del bosco
dove non portano lamenti
i sospiri del tempo

Parole senza suoni sussurrano
alla sabbia immobile
antiche ninnananne
Lacrime inutili giacciono sepolte
sotto un mantello di vergogna
Nella patria lontana non crescono fiori
e le fronde non cantano

La tragedia ha fermato il vento
 
Ho sotterrato un sogno
Ricordo di sprazzi di sole
rincantucciato
nel grenbo dei pensieri
mi porta idilli trasfigurati
a riempire
spazi vuoti di cuore

ho sotterrato un sogno
 
Crepuscolo
Porta il vento l'idillio
oltre il confine
solitudine
muove l'estasi
la luce che muore
Nel buio del giorno
respiro di brezza saluta
l'abbraccio di stelle
 
Autunno a Parigi
La terra avara e prodiga
cadde con gli occhi vitrei
e la bocca cancellata
senza alito di vento
Una moltitudine di corpi
affollò l'aria sommersa
dai troppi insulti
della luna nera

Da lontano orizzonte
un silenzio gravoso
affondò i gemiti della terra
e distrusse
il richiamo dei sogni
e dei ricordi
 
La mia barca
Scendono i colori
nella tiepida sera
per le scale del cielo
a riscaldare le orme
dei giorni freddi
La quiete trafigge il vento
e sconfigge il buio
della tramontana

Una barca setosa
accarezza lo scoglio
e bagna di musica
l'ombra del passato
dove posano stanche
le mie poche parole

La barca è iun canto lento
sull'acqua affamata di cielo
E' un cancello per sognare
e acquietare questa mia
fitta malinconia

Vortica nel tramonto
l'orizzonte che scrive
un messaggio nel cielo
alla sua prima stella
 
Occhi verdi
Da un occulto Eldorado
arrivano festosi
a pitturare
questo miei muri tristi
dell'inverno
 
Terra lontana
Chiede la mia barca al mare
solo spazio e tempo
per approdare
all'ultima terra lontana
che riscopre il sole

Amo il mio mare aperto
che si muove ondeggiando
come l'assillo delle mie notti
e cancella le orme scure
dei miei troppi anni
stanche di serpeggiare
e correre
per le strade dei mulini
e delle piazze asfittiche

Attendo e spero
il ritorno del cielo
portanto a tracolla
il mio tempo immaturo
che cerca sollievo
nella sua ultima
terra lontana
 
La mappa
Serbo la mappa
delle cose smarrite
dentro le crepe
d'una vita invecchiata
a cercare
la visione corretta
dei miei tanti perché
 
Liberazione
Coperto d'arcobaleno
mentre guardo l'immenso
e ascolto il respiro
della placida sera
libero dal mio sacco
un pezzo di silenzio
nel muto cammino
che accompagna il giorno
 
L'ombra
C'è qualcosa da dentro
che cattura il mio istante
mentre aspetto l'avvenire
con lo sguardo che segue
fini e miraggi

c'è un enigma davanti
a quel pallido chiedere
ai volti disfatti nel nulla
ai tanti luoghi scordati
in un tenmpo infinito

c'è qualcosa che occulta
queste ipotesi strane
delle due verità
che negli occhi si guardano
dalle opposte rive
e non danno risposta

Alza le spalle l'ombra
all'incalzare della sera
osserva il cielo
troppo freddo e lontano
costantemente giudiuca
e poi riporta al dunque
la mia mezza memoria
 
Una farfalla
Si è posata una farfalla
sulla vetta rugosa
della mia tristezza
ha lasciato un'aura
e pollini di speranza
sull'albero del poggio
che segna il confine
tra il prima e il dopo

Quando sono stanco
di aspirare la vita
voglio morire
senza disturbare una farfalla 
 
Attrazione

Amo questo scoglio
ruvido
squamoso
difficile sordo
insensibile
a motori e fanali
ai discorsi del mare
agli inviti dell'alba
ai tristi tramonti

Tra lievi lenzuola
di nuvole stanche
guardo i capelli dell'onda
dispersi dal vento
e il sole incapace
nascondersi
sotto l'ala prodiga
di un velato orizzonte

Attendo la notte
che mi porti con sé
con vistosi bagliori
e visioni capaci
 
Idillio
Nell'aria aooisolata dell'orto
note di un vecchio disco
ripropongono l'aria di un giorno
nel torpore della quiete di giugno
L'acqua scorre sonnacchiosa
e lo sciacquio svogliato
risponde a stento
a chi chiede
dove tramonta il fiume
Raggi di sole taciturni
scaldano il lento treno del vento

Tra riccioli di refolo
e fiori di gelsomino
assaploro il respiro del meriggio
Disteso fra germogli di verde
libero dalla mia bisaccia
scarpe di seta
e un pezzo di silenzio

Accompagnano questo idillio
i rintocchi del tempo
che distraggono i rimpianti
di giorni lontani

Oggi mi è amico il sole
 
La staffetta
Si perde tra rosso di nuvole
la rassegnazione del sole
La sera inghiotte l'azzurro
e spenge il ritorno
dell'ultimo raggio
che dipana il giorno

Nel cielo che s'annera
si stacca la terra
e naviga la luna
nell'alto mare
dove barche lucenti
punteggiano lo spazio
traballanti
al movimento d'onda
 
Frastagliature
La notte si fa giorno
il giorno notte
il mare va verso la sera
il vento gli regala foglie secche

Nelle notti di luna
quanto silenzio c'è
nel tuo restare

Ascolto in mezzo al fiume
il silenzio
che fa rumore d'acqua

Anche un anno è passato
e ciò che è stato
lo porta via il torrente
 
La filastrocca
Questo tempo abulico
avvolge ogni cosa
e la mia stanza oziosa
ha staccato l'antenna
Nella solitudine
una filastrocca stantia
continua la sua voce

c'era una volta

Pensieri smaniosi
saturano l'aria
assente di nuovo
mentre il pendolo batte
il tempo dei ricordi
un cuore sfiorito
segue il cammino
in dignitoso silenzio

Crepe d'argilla vecchia
mostrano antiche vicende
tra sussurrio di immagini
sparse nelle corsie
di un periodo anonimo
i un intorno
sposato con la terra
mentre una ruota gira
nella fredda mattina
 
La pietra
L'aria giovane muore come acqua spenta
e sgretola il dolore della pietra scavata
in uno stretto opprimente di vuoto
col muto assenso della terra
Ruote e passi scostano dal suolo
le spolglie di un passato
che torna come nuovo
a cancellare mire colorate da illusioni
a mostrare le storie della strada
a raccontare come vive ilmondo

Pigramente l'acqua bagna la pietra
e porta via vicende di vita
chi nasce e chi muore
chi dome dell'oggi le carte
e chi porta nella sua bisaccia
solo aria e tempo
 
Un approdo
Subissato da un'orda
di accenti capaci
resto a consentire alle ore
il realizzo del dunque

L'angoscia resta chiusa
nell'improbabile delle parole
e nei propgrammi degli occhi
vogliosi di trovare un approdo

Disperdono i germogli
il vuoto che incombe
e la smania dell'arrivo
che calpesta i fiori
e non sazia la fame
di un volo lontano

Come il mio nuiovo giorno
che è sempre quello di ieri
finisce la corsa del fiume
che poi svanisce in silenzio
nel brusco colore del mare
 
Tedio d'autunno
Nell'aria addormentata
scuote la luce avara
il vento della sera

Come aquiloni nel cielo
nuvole senza dove
liberano rami di pioggia
che frustano la terra

Alberi inquieti
si scrollano di dosso
il tedio dell'autunno
e cadono foglie gialle
 
Il fiato dell'alba
Porta il fiato dell'alba
l'inganno al nuovo giorno
Non riesce la linfa
a scoprire il crepuscolo
dagli occhi dell'allodola
del bosco incolpevole
sempre più spoglio

S'adombra per il broncio
dell'intorno scuro
e china il capo il fiore
che dimentica
il colore dei fiati del vento
ed patisce carenze di vezzi
e nutrimento
da una madre anemica

Dall'alto sapere del tempo
racconta la terra agonica
l'alfabeto della pietra
Anche il lume vacilla
trepidano nel grigiore
cristalli e gemme
 
Liberazione
Coperto d'arcobaleno
mentre guardo l'immenso
e ascolto il respiro
della placida sera
libero dal mio sacco
un pezzo di silenzio
nel muto cammino
che accompagna il giorno
 
Un semaforo
Ferma il ritmo dei passi
verso il cielo distante
un semaforo rosso
fra le nuvole
che arresta miraggi
e dirige altrimenti
le tiepide rimembranze
di un tempo verde
 
Cose non dette
C'è un alfabeto ignoto
nell'aria di ieri
che oggi riporta
il diario del sole
è un antico concerto
che raccoglie i suoni
delle cose non dette

eco d'attimi remoti
nel cielo di domani
 
Una metropoli
Dalle vizze mammelle
che non danno luce
spalanca il grande sacco
ai ventri debordanti
tossine e lardo

ancora un'alba sporca
Invade foschia gialla
scivola per le strade
si disperde altrove
nei desolati declivi
nelle spiagge stuprate
nell'onda colorata
di escrementi e spoglie

Quando ritorni a casa
non guardarti le scarpe
 
Primavera
Tra dipinti ricami
di un tornato orizzonte
il monte vestito
di silenzio bianco
versa i suoi frutti
nell'allegria del fiume
Vestito di silenzio
sotto fette di cielo
trascinano nella memoria
frammenti d'emozione
       ***
 
Inquietudine
dal cuore della terra
chimere nervose
volano a cercare
tra misteri d'azoto
cristalli di luna
       ***
 
Freme il pensiero
sognando
il ritorno del fiume
e sempre sembra ieri
        ***
 
Notte di primavera
si riposa il vento
e l'usignolo canta
Sotto la luna
non ci sono indigenti
anche l'ulivo zoppo
si veste d'argento
      ***
 
Una luce
All'ombra di un viale
che separa le due strade
e porta al lungo ponte
che scavalca il mondo
è scoppiata una luce
 
un fulmine inatteso
ha chiuso la vertigine
di un evento partorito
sotto un pezzo di cielo
che scopre il profondo
dove attendere è un forse
e riflettere un enigma
 
sopra quell'alto muro
che nasconde l'accesso
alle pendici del colle
è scoppiata una luce
 
ora si può meditare
suil contenuto dei verbi
e la fine del dove
in questa mia galassia
         ***
 
Un treno
Stridono le rotaie
per l'andare pesante
che porta al bivio
del sole e delle stelle
Voli di fumo grigio
coprono il cigolio
che porta conforto
al seme che viene
senza riguardo
a salutare chi parte

Corre così nel fondo
l'ombra senza colore
immersa
nell'intorno silenzio
di un'immagine stanca
****
 
Vento sereno
oggi soffia dal mare
L'estate per caldi sentieri
da una patria lontana
mi porta incontro
farfalle biancazzurre
benedette
dal sole d'agosto
Un cielo confonde
l'ansia del poi
e mi promette
scarpe di seta
per orme timorose
nell'incerto domani
     ***
 
E' l'odore di cose lontane
che viene a raddolcire
questo tempo stanco
e a lenire il male
di un consueto vivere
           ***
 
La Vela
Trema al vento la vela
In un chiuso silenzio
Tra mare sole e cielo
Nel navigare
si consuma il tempo
Tra memorie profumate
vestito di luci bianche
il tempo della giovinezza
scompare.

 
Senza nome
Orizzonte nascosto
osserva da lontano
la fuga inesistente
da un faticoso vivere.

Dietro persiane chiuse
si guarda il tempo
e si può piangere.

Scontento
Porta un eco nell'aria cieca
la nostalgia dell'erba
un tempo verde
e l'impegno dei rami
che agitano le fronde
per inseguire la vista
all'apparire di cose nuove.

Resta scontenta l'immagine
nell'occhio della valle buia
di un intento irrisolto.
Satura l'aria il patire
e tra gemiti dell'ansia in attesa
si perde il giudizio del vento.

Fiore di roccia di sciara
Dalla roccia di sciara
scabrosa
refrattaria
inospitale,
dal volto di donna
è spuntato un fiore
vestito d'azzurro,
specchiato dal sole,
avvolto nell'incanto
di un profumo verde
che m'ammalia e mi sprona,
mi rincuora e mi placa
e livella le strade
di quel passato
difficile andare.
          ***

Alba non fu felice il 27
né giocondo il mio tempo
che orbitava lo spazio
con i pianeti avversi.
Finito il tempo di festa
raggiungo le rive
del mio fiume in secca
 e aspetto l'evento.
Foglie secche nel prato,
l'erba non cambia colore.
Cielo nero quest'oggi
e non c'è pioggia.
          ***

Di notte
Mi affascina ed opprime
l'ombra evanescente
lungo i muri
screpolati dal sole
di un antico cammino.

Visioni
mascherate di nebbia
vagano come cani
che annusano
randagi la luna.

Vengono nel sonno
le cuspidi di un ricordo
a rivestire
i buchi della notte.
       ***

Bramati spazi di sole
in quest'aria bizzarra
senza tempo,
guizzi di luce bagnata
saettano incostanti
sulle balaustre
dell'eremo e del colle.

Nell'intorno del petto
profumano i baci,
sensuali esploratori
su tappeti del verde
sotto nuvole sentinelle.

Un'aureola salmastra
spande la sua realtà
al chiaro dei lampioni
dove la vertigine
si mescola alla pioggia
insieme all'identità
del mio secondo io
buttato al vento.
           ***
Inquietudine
Dal cuore della terra
chimere nervose
volano a cercare
tra misteri d'azoto
cristalli di luna.
      ***

Vestito di silenzio
sotto fette di cielo
trascino nella memoria
frammenti d'emozione.
         ***

Redenzioni irreali
nello stuprore del giorno.
Promessa di un mondo
affacciato di cielo
porta rimpianto
al pensiero esiliato.
L'illusione delusa
stimopla amara stilla
al ciglio arrossato,
e non c'è pioggia.
        ***

Vorrei trovare l'altrove
ma non c'è l'insegna.
Incerti,
navighiamo pel mondo
l'ombra ad io.
           ***

Fotografie
Vento velato, nudo,
di un inverno presente
mi porta odori e fiati
di volti sfumati
fra le pieghe del tempo,
avanzi smozzicati
di uno spazio risolto.

Primavere lontane
mordono il freno
di un ritorno
al di qua del ponte.

Ignote nebbie inedite
si perdono nella notte
e riportano l'eco presente
delle foglie gialle.
          ***

Il rebus
Un rebus disorienta
il mio pensare:
la lavatrice gira
insieme al mondo,
muove il vento la fronda
insieme a tutto,
corrono luce e suono
insieme al sangue;

trascina l'orologio
insieme al fiume
il tempo che cavalca
quel mio tedioso
e troppo faticoso
vivere.
       ***

Sostegno
Ho lasciato ciabatte
nell'angolo di casa,
vado per l'orizzonte
nelle valli inchiodate
a cercare il chissà.
Strade in salita,
smarrimento
nell'errante viavai
di un tempo
che m'avanza.

Cerco lancette lente
e stade piane
ma il maligno
che segue
non si volta indietro
a guardare i miei passi
e sprona il tempo.

Una luce sgombra
il dominio del buio;
dall'ombra del  monte
arriva compagnia:
un nome antico
mi scorta e mi regge.
Non duole la ferita,
poi dall'altrove
giunge un richiamo,
come un sussurro:
vai.
          ***

Piagnistei
Fastelli di chimere
muovono
l'ombra randagia
di un ignoto andare.
Crepuscolo d'intenti,
folla di volti inerti
avvolti di silenzio
dietro un sipario attendono
dal cielo lontano.
Il sole scalda il giorno,
poi torna la notte:
Osserva il vento
pietre pendenti,
chiasso di voci,
suoni, campanelli;
salmi e petardi
a chiedere presenti.
Conflitti d'interessi
percuotono il selciato.
Nel laborioso inverno
viene l'ora di luglio
in un'isola stanca.
        ***

Attese
E' il ricordo dell'estate
portato dai voli del vento
e l'ansimare dell'autunno
nel grigio dei suo giorni
che deprime i programmi
e stanca lo smanioso andare.

Attendo supinamente
l'infingardo inverno
che porti riparo
alle fatiche andate
e che accompagni
nelle sue lente strade
i passi che ricordano
le carezze del sole
che ancora m'abbaglia
e m'imvita all'incanto
sull'onda di domani.
         ***

Secoli lontani
Secoli nontani
non dicono a quello d'oggi
che l'andare a singhiozzo
stanca i cavalli,
e i cuori che attendono
l'arrivo di un dunque.

Chiedo ai passati fiori
cosa porta il vento
dalle terre lontane,
e la strada che conduce
al sacro monte
dove nasce e muore
l'arcobaleno che fugge
all'apparire appena,
e perché il sole si nasconde
quando ha fatto il suo  tempo,
e perché tanto silenzio
quando interrogo gli anni.
            ***
 
Idillio
Animate pupille
allontanano rimpianti
di un tempo andato.

Scioglie
carezza fragrante
una tacita festa
e un fresco aroma
avvolge
l'armonia di un'alcova.

Intervalli di libertà
Brandelli d'estasi
dentro oceani d'ombra
regalano segreti
alle mie bianche chiome
assetate di sole.
Perseguono
intervalli di libertà
tra spasimi di rose
negli orli del mio
nom esistere.

Torpore
Torpore del sonno:
miraggi,
promesse,
ridenti orizzonti.

Nella notte piana,
senza spigoli d'ombra,
passi leggeri
liberano
percorsi agevoli
di un tempo andato.
 
 
Tediose cantilene
Tediose cantilene
solliti vai e vieni
senza colori né accenti
escono da gorghi scuri
di un monotono stare.
Scorgo nel dormiveglia
il fatale messia
che batte il martello
su fiori immaturi.
Nuvole disordinate
accompagnano
l'assurda certezza
del tempo infinito.

Brividi d'amore
Un brivido,
un attimo,
un sospiro d'amore.
Avvampano
gioiose parole
nel solco profondo
del cuore.
 
 Giochi d'amore
Era l'amore una bugia,
gioco beffardo
con luno e l'altro.
Sogno cupo, sgualcito,
volato via nel buio
con anime di farfalle
con ali variopinte
di colori finti.
 
Noia
Oggi c'è aria stanca,
nei muri occhi spenti.
C'è silenzio,
sapore di buio,
umido, aspro,
laccato di noia.

Un viso senza muscoli
segue distanti vicende
sazie di dolore.
    ***
 
Il chiarore sfuma la notte
e sveglia il firmamento.
Chiude le palpebre la luna,
nuvole felici
abbandonano
i confini del cielo
e scendono a valle
a lavare la polvere
sulla pietra scura
imbrattata dal tempo.

Parole incomprese
Parole incomprese
si dibattono senza fine
abbarbicate nella pelle
di sogni impossibili.
Immagini passate
poi tornano in silenzio
a soffrire
il vuoto del fiume.
Con mesta dignità
si allontanano dall'alba
speranze alate
partorite
da sogni bambini.
     ***

Oggi la collina aspetta
silenziosa
l'arrivo di un vortice
che porti sangue nuovo
alle cellule asfittiche
dell'arido intorno.
Frenetiche dita
mosse dall'ansia
di un grigio attendere
frugano il cielo
tra scosse di vento
e trastulli di nuvole
cercando il motivo
d'ignoti percorsi.
Metodica intanto
scorre la cenere
sulle spalle del tempo
e cori d'ombre
animano
d'inutile coreografia
questa giornata spenta.

Come ogni volta
L'inganno del nuovo giorno
porta stelle e spelonche
nel cuore di una storia
scritta nel sasso.
Chiude il tramonto
l'avvenimento del  sole.
Come ogni volta,
ruderi, fiori e sassi
si estenuano
nel cercare la cima
per agguantare le nuvole
e sentire i lamenti
della  luce che muore.

 
Sensazioni
Guardo uccelli scrivere parole ignote
nei quaderni delo cielo.
Costruisco terreni dove l'erba cresce,
ma dal dentro del mondo
entra il mare e cancella
come il tempo le cose.
Un'alba bugiarda sorride al nuovo evento
di un già vecchio giorno.
Resta un'ombra a gustare
sinfonia d'immagini,
parole, colore e musica
di un concerto antico
che tinge con vernice magica
le costanti illusioni.
Retorica è la favola del tempo.
Complice un desiderio
pensieri vaganti
catturano gli sguardi della notte nuda
e si congela un  sogno.

La sveglia
Ricordi di altre stagioni
svegliano vecchi passi
cresciuti in collina
tra ginestre e lecci
consumati dal tempo.
Sotto cielo lontano
il giorno sconta il tedio
delle ore sempre uguali
in questa bugiarda
allegria solitaria.
 
Solitudine
Schegge di sole
raccolte
dalla terra malata
non rischiarano
il buio silenzio
di una solitudine.

Barconi
Sasso nell'acqua,
pioggia amara,
riflesso crudo,
note d'angoscia,
sciabordio di fame
inquieta l'onda.

Sfoglia ritmico il mare
cadaveri passati.
Pietà nell'argento di luna.
Vagano senza volto
sperduti nell'aria e nel sale
i singhjiozzi del vento.

 
Un approdo
Subissato da un'orda
di accenti incapaci,
aspetto il consenso delle ore
al realizzo del dunque.
L'attesa resta chiusa
nell'improbabile delle parole
e nei programmi degi occhi
vogliosi di trovare un approdo
dell'unamo intendere.
Disperdono i germogli
il vuoto che incombe
e la smania dell'arrivo
che calpesta i fiori
e non sazia la fame
di un volo lontano.


Guardo il mare
Turbato da opposti pensieri
guardo il mare bizzarro.
Mi porta sgomento
quel comntinuo andare
per portare se stesso
al lontano orizzonte
all'incontro col tempo
che sprofonda gli eventi
nel sonno  più lungo.

Perduti orizzonti
Nasconde la pietra
il ricordo della luce
al rifugio dei vinti
ma lascia alla terra
i sensi di un rimpianto
da dare al vento
che lo porti lontano
fino al grande lago
dove naviga il conforto
dei perduti orizzonti.

Vortici del tempo
Vortici del tempo
estraggono
antichi ricordi
mentre
scampoli di desiderio
covano nuovi sogni.

Valige pronte
Ho le valige promte
e un biglietto aperto
alla scoperta
dei giorni di domani.
Non morde il freno
il cavallo bizzarro
nella strada del poi,
anche se sarà cenere
il prodotto di aprile
nella schiuma di battigia
tra fichi d'india e rovi
o sotto sassi neri.

La mia terra
La mia terra trasuda
il sangue degli anni
passati nella smania
di un fatto d'aprile.

I fiori deln mio tempo
navigano nell'aria
in cerca di cose passate,
nel calore frangente
di un transito
inquieto di stelle.

Continuo a sperare
l'arrivo di un dunque
che muti quest'ingiusto
sapore di niente.

Ieri è passato
Si protrae il transito
nell'assenza di luce
dell'effimera armonia
e un ricordo sibillino
dell'erba giovane.
Ieri è passato,
non torna domani,
né le tue mani
possono scrivere
parole scordate
nell'aria d'intorno,
né i tuoi sospiri
tappare la strada
dell'acqua che scorre.
        ***

Alza le spalle l'ombra
all'incalzare della sera,
osserva il cielo
troppo freddo e lontano.
Costantemente giudica
e poi riporta al dunque
la mia mezza memoria.
           ***

Quel giorno d'aprile
Quel giorno d'aprile
col pianto saluto
la luce del mondo.
Luce fioca ai fanali
ha portato quel giorno.
E' nero quel giorno
al nero di stelle
quel giorno dolente
e oggi è già notte.
Coperto di tegole
invento nell'eremo
un cielo lontano.
Uno sciame di stelle
svilisca il reale
rallenti l'andare
della vita l'inganno.
      ***

Vaneggio alla ricerca
di un tempo scaduto,
perso nel mezzo
di una notte balorda
che raffredda il fervore
del mio folle andare
verso lo  spazio scuro
del mio  io sperduto.
        ***

Giochi d'amore
Era l'amore una bugia,
gioco beffardo,
sogno cupo, sgualcito,
volato via nel buio
tra anime di farfalle
con ali variopinte
da colori finti.

Stazioni d'arrivo
Dietro il portone chiuso
c'è un silenzio aperto
che spera incontrare
il chiasso della gente.
Sosta l'attesa di un poi
negli angoli sconosciuti
di questo cortile
con siepi di cemento
che nascondono il sole.
Di lontano appaiono
stazioni d'arrivo
senza luci
e senza titoli,
dove non sai se ti aspetta
il treno di domani.
Chi arriva, chi parte
non sono realtà
ma un insieme di domande
in questo angolo di momndo
che ti fa respirare
l'ansia dei cavalli.

La nube morgana
Da lontano orizzonte
una nube morgama
allontana il reale
che divora il temppo
e va verso la notte.

Alba infelice
Alba non  fu felice
il giorno ventisette,
né giocondo il mio tempo
che orbitava lol spazio
coi pianeti avversi.
Finito il tempo di festa,
raggiungo le rive
del mio fiume in secca
e aspetto l'evento.
Cielo nero quest'oggi
e non c'è pioggia.
         ***

Alza le spalle l'ombra
all'incalzare della sera,
osserva il cielo
troppo freddo e lontano.
Costantemente giudica
e poi riporta al dunque
la mia mezza memoria.